[Mostly Weekly ~339]
La fine del critico, l’ascesa degli influencer
A cura di Antonio Dini
Numero 339 ~ 31 agosto 2025
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Intanto, buona lettura.

Nessun piano di battaglia sopravvive mai al contatto con il nemico
– Feldmaresciallo Helmuth Karl Bernhard Graf von Moltke
Editoriale
La morte del critico
A cosa serve? Cosa fa? Perché c'è? La figura del critico culturale: esiste ancora? Parlo di una figura giornalistica tipo il critico cinematografico o di teatro, per citare alcuni classici dell'immaginario. Ma il "critico" si può declinare in tantissime altre versioni rispetto alla cultura di un dato paese.
Insomma, questa figura, il "critico", sta morendo? Nelle testate tradizionali viene fatto fuori senza pietà (opens new window), addirittura cancellato. La critica non viene più percepita come una forma di giornalismo; al suo meglio viene considerata tutt'al più come una conversazione tra scrittore, lettore e soggetto. Da noi spesso sono solo marchette.
Il punto però è che adesso negli Usa le principali pubblicazioni non solo stanno eliminando le posizioni di critica cinematografica e culturale, ma le sostituendo con influencer e creatori di contenuti. Questo cambiamento, esemplificato dai licenziamenti al Chicago Tribune e al New York Times di cui parla qui il Guardian (opens new window), minaccia il futuro della critica professionale. Nonostante l'ascesa di voci e piattaforme diverse, c'è infatti un problema: la preparazione. Il valore di critici esperti che offrono analisi dettagliate e contesto storico rimane cruciale per i lettori e l'industria artistica. La critica non si improvvisa, insomma.

Importante
Storia orale di un miracolo
Parte come un breve saggio sul retrofuturo e la cultura giapponese, e invece diventa una bella analisi (opens new window) sul Giappone del miracolo economico (anni Settanta e Ottanta) con particolare attenzione all'invenzione del "fujitsismo" come alternativa sociale ed economica al "fordismo". Poi il Giappone è rimasto inchiodato in una serie di altri problemi. Comunque, un gran bell'articolo.
Penso positivo perché son vivo
Certo che proprio mai neanche una gioia, eh. Comunque, una nuova ricerca (opens new window) suggerisce che la tendenza degli anziani a sbagliare a interpretare le emozioni neutre o negative vedendole invece come positive può essere un segnale di avvertimento del declino cognitivo. In uno studio su 665 partecipanti, il pregiudizio di positività è risultato essere associato a prestazioni cognitive peggiori ma non a un declino emotivo come la depressione (almeno quello).
Possessioni
Hotel posseduti "dallo dimonio" o da altre manifestazioni metafisiche. Stile Shining, solo che sono sul web. Ne mette in fila 64 e poi ne parla Condé Nast Travel (opens new window).
Deprivazioni
Siccome viviamo in un'epoca singolare certamente ma anche assai stressante, ciclicamente saltano fuori vecchie-nuove storie che spiegano come vincere lo stress. Un'ora immersi in un liquido tiepido in una specie di bara (opens new window) per fare relax con la deprivazione sensoriale è una buona idea? Chissà.
Essere fichi
Secondo quanto spiega tra gli altri El Pais (opens new window) (archivio (opens new window)) ci sono sei atteggiamenti che ci rendono irresistibili in qualsiasi parte del mondo. Uno studio del Journal of Experimental Psychology (opens new window) che dimostra che ci sono una serie di fattori che definiscono una persona carismatica indipendentemente dall'età, dal sesso o dal paese in cui vive. In una parola: cool. Tipo David Bowie (lo mettono loro come immagine di copertina, io concordo) ma anche tipo i musicisti jazz afroamericani degli anni cinquanta e sessanta. Le sei attitudini? Estroversione, edonismo, potere, avventura, apertura e autonomia.
Sex and the veggies
Le verdure hanno una intensa e fluida vita sessuale (opens new window). O quantomeno: hanno una vita sessuale, il che è già rimarchevole a mio modesto avviso, che poi sia intensa e pure fluida mi pare tanta roba.
Le Gibson Girls prendono il tè
Corso di slang americano: cosa vuol dire "What's tea?" (opens new window)? Anzi, perché vuol dire "Cosa si dice?" dato che il tè sarebbe il gossip, nello slang della comunità gay nera di Harlem degli anni Settanta. Tanta roba.
Esistono i pasti gratuiti?
Ottieni il premio prima di aver adempiuto all'impegno. Il paese dei balocchi. Anzi, il paese del "Buy Now, Pay Later" che ha sedotto una generazione e l'ha riempita di debiti (opens new window).
Il grande show
Se fosse una narrazione anziché un aspetto della realtà, questo costante rinvio della tragedia finale, che si avvicina sempre ma non arriva mai, sarebbe la sua principale attrazione. E temo che i media e il discorso pubblico stia fin troppo giocando su questo quando dice che, secondo un nuovo studio, il collasso della corrente atlantica non ha più una bassa probabilità (opens new window). Infatti, mentre gli scienziati dicono che questa scoperta "scioccante" mostra che sono necessari rapidi tagli alle emissioni di carbonio per evitare catastrofiche ricadute, c'è una sensazione di irrealtà quasi letteraria, cinematografica. Qualcosa succederà.
Basta betabloccanti
Secondo uno studio condotto in Italia e Spagna, i betabloccanti non servono nel caso di infarto. Anzi, per dirla come El Pais (opens new window), più di un milione di persone in Spagna prendono ogni giorno un trattamento contro l'infarto che non serve a nulla. Anzi, per le donne aumenta anche il rischio di un secondo infarto. Occhio però i betabloccanti continuano a servire per le altre problematiche: ipertensione, insufficienza cardiaca, angina pectoris, aritmie e altri problemi cardiovascolari).
Italiana
Stupido è chi stupido lo fa
La scuola italiana da quest'anno vieta il cellulare (cioè lo smartphone, ma anche il cellulare credo) in classe sino alla fine delle superiori non solo per motivi disciplinari ma anche perché rende più stupidi (la riduzione della neuroplasticità eccetera). Secondo Andrea Pulafito, però, (opens new window) questa scelta in realtà non risolve il problema (la riduzione della neuroplasticità di cui sopra eccetera) perché si tratta di un tema di contesto sociale, non di apparecchi di per sé.
Euripide?
Mi piacciono le interviste del Corriere. Questa di Andrea Vitali (opens new window), che mi piace anche come autore, è gradevole. Titolata in modo buffo: "Prima di morire, mamma mi guardò e mi disse: 'sei stupido'. Oggi capisco che cosa voleva dire. La felicità? Leggere Euripide". L'intervista l'ha scritta Roberta Scorranese, inviata a Bellano (Lecco), che si trova a quaranta di macchina da via Solferino, se non c'è traffico.
Intelligenza e abudzione
Enrico Maestri (professore associato di filosofia del diritto presso l’Università di Ferrara) propone, nel suo saggio Contro la riduzione bayesiana dell’intelligenza artificiale (opens new window), una idea di intelligenza artificiale "non come un calcolatore avanzato, ma come l’inizio di un nuovo ambiente cognitivo, in cui l’umano non è più l’unico produttore di senso". Per farlo ricorre fondamentalmente al concetto di abduzione di Pierce (opens new window) e costruisce una tesi interessante anche se potenzialmente "debole" perché apparentemente priva di una conoscenza diretta della GenAI.
Essere diversi
Enrico Monacelli racconta la sua diagnosi (opens new window). Lo fa esplorando il concetto di normalità attraverso l’esperienza personale dell’autore, che da bambino manifestava stereotipie motorie (movimenti ripetitivi) considerati anomali. La diagnosi di autismo in età adulta ha fornito una spiegazione scientifica a questi movimenti, ma ha anche sollevato interrogativi sulla percezione sociale della normalità e sull’impatto della diagnosi sull’identità personale. Per Monacelli il tema da affrontare è come la pressione sociale per conformarsi alla normalità abbia influenzato la sua vita e la sua percezione di sé.
Multimedia
Smonta, pulisci e rimonta
Il vecchio Marshall, con il suo vocione americano, è uno di quelli che si è inventato qualcosa su YouTube: smontare e riparare gli orologi. In questo caso un Seiko "Pogue" (opens new window). La sua carriera di dilettante allo sbaraglio che poi adesso ne sa un botto è affascinante. Lui smonta, pulisci e rimonta, sempre con l'emozione di vedere se riesce a farli funzionare di nuovo.
Tirannia Si può parlare della politica in molti modi. Ad esempio, della tirannia con una intervista all'autore di Andor, Tony Gilroy (opens new window). Andor è la serie nell'universo di Star Wars che ha a che fare in maniera per niente fanciullesca con l'Impero e il concetto di tirannia. Oppure si può guardare un episodio della serie della PBS "American Masters" intitolato Hannah Arendt: Facing Tyranny (opens new window). Qui l'anteprima (opens new window). Scegliete voi.
AirPods
Tra pochi giorni ci sarà il keynote autunnale di Apple, quello dove vengono presentato i nuovi iPhone e altra roba. La Apple di Steve Jobs aveva una caratteristica, tra le tante: spiegava le innovazioni tecnlogiche, il "come funziona" dei prodotti che presentava. Oggi non lo fa più: il marketing è orientato all'idea di "cosa ci puoi fare". Questo video di Nebula spiega come funzionano le AirPods (opens new window), che sono uno dei migliori prodotti della Apple post-Steve Jobs. Tanta roba.
Tsundoku
Intanto, altrove
Intanto, se volete farvi la bocca, El Pais propone una selezione di prodotti culturali molto ampia (opens new window): fanno la parte del leone i i libri di vario genere e provenienza (spagnoli, latinoamericani, tradotti, visto che loro posso distinguere) e altre forme d'arte (teatro, cinema, mostre, eccetera). Una buona rassegna, ricca ma compatta.
Sparare e sparire
Chissà che fine ha fatto Ritanna Armeni. Chissà che fine ha fatto quel pezzetto di Italia, quella stagione politica. Rimangono cose come questo suo libro, A Roma non ci sono le montagne (opens new window), che parla dell'Occupazione, della Capitale, dei tedeschi e dei nazisti ma anche dei romani e dei partigiani: "sparare e sparire", fino a via Rasella; era quella la vita nel 1944.
Debiti di lettura
Prima leggevo un articolo in cui l'autore spiegava che i libri da leggere non vanno contati, vanno solo letti per il sapore di leggerli. Niente link, non l'ho salvato. Comunque, concordo. Ho la mia lista, ovviamente, ma non è scritta: è una pila di libri (più d'una, se è per questo) che vorrei leggere, che leggerò, che forse non leggerò mai. Non a caso questa sezione si chiama Tsundoku. Tra questi, ritorna ciclicamente il Genji monogatari (opens new window), che ho nell'edizione italiana curata da Maria Teresa Orsi. Più di me Lauren Groff ne è letteralmente ossessionata. La giornalista dell'Atlantic è letteralmente andata a Kyoto per vivere dentro il libro (opens new window) (archivio (opens new window)) della signora Murasaki. La Storia di Genji è un fluviale (oltre mille pagine) romanzo psicologico dell'Undicesimo secolo, popolato di situazioni, personaggi, emozioni. Tutto strutturato in maniera non lineare e non "aristotelica", cioè diviso nei tre atti canonici: inizio, sviluppo e fine. Oggi si direbbe però che queste erano sensazioni che "valeva la pena condividere", stati d'animo che attraverso i secoli risuonano. Non so, ma è comunque uno scritto faticoso, ammaliante, complesso.
Dietro il paravento
Studiare la storia della Rolex è come studiare i buchi neri: neanche la luce riesce a sfuggiree. Quindi i ricercatori, come gli astronomi, non potendo guardare "dentro" esaminano cosa succede "intorno". Rolex ha una meritata reputazione per la segretezza: pochissime informazioni sfuggono all'esterno. Non si sa esattamente neanche quanti orologi produca e venda. Questo diventa molto chiaro dopo aver letto l'edizione in lingua inglese del libro di Pierre-Yves Donze, The Making of a Status Symbol: A Business History of Rolex (opens new window), che racconta cosa succede intorno a Rolex per spiegare in qualche modo cosa accade dentro Rolex. Il libro è stato originalmente scritto in francese: La fabrique de l’excellence: Histoire de Rolex (opens new window). Qui (opens new window) una sintesi.
Literary journalism
The Soul of a New Machine (opens new window) di Tracy Kidder è uno dei primi libri che ho letto, una ventina di anni fa, sulla storia dei computer. Ed era già "vecchio", nel senso che l'autore (esponente di successo del giornalismo letterario e vincitore con questo libro di un Pulitzer) lo ha scritto nel 1981, un anno dopo il lancio dell'Eclipse MV/8000 di Data General. È quel tipo di giornalismo che un quarto di secolo fa mi ha rapito. Qui all'epoca ne parlava il New York Times (opens new window).
Di cosa parliamo quando parliamo di AI generativa
Alfio Ferrara, professore ordinario di informatica all'università statale di Milano, ha appena pubblicato Le macchine del linguaggio (opens new window) che, nell'impazzimento complessivo dei libri sull'AI generativa, è forse uno dei pochi davvero da leggere e praticamente l'unico degli italiani. Perché è in equilibrio tra pratica e teoria, astrazione e concretezza: esplora la relazione sempre più stretta tra intelligenza artificiale e linguaggio umano, fornendo, senza concedere sconti al lettore ma adottando uno stile sempre accessibile, tutte le informazioni necessarie a comprendere davvero come funziona, e quindi in cosa consiste, l’AI generativa.
Coffee break
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Money quote
Il solo vero viaggio, il solo bagno di giovinezza, non sarebbe quello di andare verso nuovi paesaggi, ma di avere occhi diversi, di vedere l'universo con gli occhi di un altro, di cento altri, di vedere i cento universi che ciascuno di essi vede, che ciascuno di essi è.
– Marcel Proust, La prigioniera

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Al-Khwarizmi
I nuovo campioni
L'ecosistema Gen AI sta iniziando a stabilizzarsi. C'erano solo 11 nuovi nomi nella più recente lista Top 100 Gen AI Consumer Apps di agosto fatta da Andreessen Horowitz (opens new window), rispetto a 17 nuovi arrivati nella classifica di marzo. All'epoca c'erano stati più esordienti perché i gestori degli app store hanno fatto pulizia delle copie di ChatGPT, aprendo spazio ad app più originali. Comunque, ChatGPT è ancora il principale assistente generale, ma Google, Grok e Meta stanno colmando il divario.
Different Abby
Si legge come un piccolo saggio, o forse una tesi di laurea in storia del design: ecco perché e percome (opens new window) i giapponesi fanno i loro siti web come li fanno, cioè strani.
GitUI
L'ho già citato in passato, ne sono sicuro, perché GitUI (opens new window) è una TUI (opens new window) (Text User Interface) minimale e molto ben fatta per Git (opens new window). Ci ritorno però perché ho trovato questo buon tutoral (opens new window) che può essere utile.
Ipertesti
Oggi la GenAI si sta diversificando e al tempo stesso sta diventando una interfaccia (opens new window) per una serie crescente di possibilità. Comincia a non essere più importante sapere come si fa a fare qualcosa (una ricerca, un calcolo, un'analisi, un testo, un programma) ma solo sapere cosa si vuole fare (opens new window). È una novità che a tendere avrà un notevole impatto, ma non è una discontinuità concettuale completa. Quarant'anni fa il mondo degli ipertesti prometteva cose simili (opens new window) ed esistevano software, come Hypercard, che permettevano di manipolare le informazioni sapendo solo cosa si voleva fare e non come. (PS: non c'entra niente ma se volete allungare fino all'inverosimile un url, questo fa per voi (opens new window)).

La coda lunga
Il software malleabile
I vincitori nell'era dell'AI saranno gli strumenti che si adattano agli utenti. I grandi modelli linguistici stanno infatti spostando l'attenzione dalla progettazione della soluzione alla definizione del problema (opens new window). I software basati sulle AI sono in grado di gestire gli aspetti del "come" del problema, quindi gli utenti dovranno solo descrivere ciò che vogliono in linguaggio semplice. È difficile, beninteso, perché non occorrono solo idee chiare ma anche la capacità di un pensiero computazionale che si impara, non è spontanea. Però che il futuro appartenga a un altro tipo di software rispetto a quello tradizionale, cioè a un software che si piega e si modella ai desideri dell'utente senza "rompersi" sta cominciando a diventare una possibilità concreta. Questo software malleabile prenderà piede un po' alla volta, ma lo farà.

Un uomo deve amare molto una cosa se la pratica senza alcuna speranza di fama o di denaro, ma anche se la pratica senza alcuna speranza di farla bene. Un uomo del genere deve amare le fatiche del lavoro più di quanto qualsiasi altro uomo possa amare le ricompense che ne derivano
– G.K. Chesterton
END
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